Si sono scambiati il karma

 
Fumavamo bidi alla finestra e aspettavamo che maturassero i manghi. 
Così scrive Marguerite, con la penna, sbavando un po’ sul foglio: fissa soddisfatta la macchia che pare lacrima bluette. Sta scrivendo un resoconto di viaggio per l’editore più in voga del momento, un marsigliese salmastro che snobba i parigini.

Foto di QT Luong presa da qui
Sono mesi che è tornata a Parigi da uno dei suoi tanti viaggi in Asia, l’ennesimo compiuto con Jean. Eppure, qualcosa la tormenta, la spolpa di luce: vede tutto fioco, come una cupa tormenta pronta ad avviluppare gli animi e le primavere.
Quel ricordo. Di quel viaggio. In particolare.
Ecco cosa la strazia. Un’immagine, una scena al rallentatore. La devastazione assoluta, così impietosa e lenta.
Un tragitto notturno durante il viaggio in Vietnam, quel viaggio tanto bramato da Jean e detestato da Marguerite, sin dal primo giorno. Perché Marguerite si è tatuata addosso l’India, e non ha occhi per altro.
Un tragitto notturno verso una baia assolata. Per una volta hanno deciso di prendere un autobus, di viaggiare come la gente del luogo. E nel cuore dea notte, mentre viaggiano a rilento, si verifica un incidente sventurato. E Marguerite assiste alla disgrazia dal finestrino, con le ciglia tinte di mascara appiccicate al vetro.

Una coppia di vietnamiti in scooter è stata travolta in pieno da una mano invisibile, da uno schiaffo del vento. Un camion li ha scaraventati giù, oltre il bordo della strada e ora la donnina giace riversa, e c’è il sangue. Nella luce fioca, il sangue diventa fosforescente, e tutto pare una visione. Il sangue sembra la conseguenza logica, il lamento della testa di quella sfortunata creatura che ora annaspa nel buio liquido di una notte tropicale. In lontananza spopolano i grilli, gracidano le rane. Il marito, diligente, tiene la testa della moglie, con una mano coraggiosa e affranta cerca di fermare la vita che esce lenta da quel buco nella testa di sua moglie, lenta come un bruco fuoriesce. Lui vuole chiudere la morte fuori da quel momento, vuole a tutti i costi trattenere i ricordi della moglie, prima che svaporino nel giallo dell’alba.
Marguerite s’incanta, triste, s’inceppa su quel dolore. Sente il sangue colarle addosso, eppure c’è il vetro che li separa. Non sa se sono stati loro a investirli, non sa se è stato quel grosso autobus prepotente su cui stanno viaggiando diretti al mare. L’idea dell’autobus è stata di Jean, lei voleva prenotare le cuccette sul treno, poi ha azzardato come per scherzo, «Allora ci affittiamo una motoretta e viaggiamo a tappe fino a raggiungere Ha-long».
E ora fissa quella donna trattenuta, e pensa, ma ci siamo scambiati il karma. 
Sì, a volte ai tropici succede anche questo.

Si sono scambiati il karma.    


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