meri jaan

vi eravate date appuntamento per mezzogiorno, ma poi perse nei mari di traffico, tutto era slittato come un lento fotogramma, e quando infine era stata Colaba, con la luce accecante del pomeriggio, una luce impietosa che non perdona le virgole, vi eravate dirette al Woodside Inn, dove andava a bere il chai un poeta corposo e irriverente, che di quella città aveva cantato gli incroci, i poveracci e i cani randagi. Viaggiavate entrambe leggere, con le borse di stoffa cariche di libri - la leggerezza delle pagine, l'incoerenza di quelle storie - e gli occhiali da sole.
Lei  - la poetessa - aveva subito ordinato una birra ghiacciata, e tu l'avevi trovata un'ottima idea. Al riparo dalla ferocia maschile, vi eravate spogliate i pensieri. Avevate parlato di poesia, in tutte le sue forme. Poi vi eravate scambiate le parti e tu avevi indossato i suoi occhiali da miope e i capelli bianchi, le tuniche colorate e quei ciondoli irresistibili.
Eravate tornate insieme a una sera che le stavi narrando, perché le parole vi trasmutavano, vi portavano ovunque. Eravate passate senza interruzione dal cimitero dei parsi a Calcutta - dove non c'eri mai stata, eppure l'avevi sentita quella terra marmorea, le palpebre socchiuse e i nasi delicatamente scolpiti - a Lower Parel, a Bombay, vi eravate addentrate con forza in una notte che si faceva liquorosa nei ricordi, quando due uomini tristi, tristissimi, avevano preso il sopravvento sul paesaggio. Col cuore chino sul tavolino di un pub moderno, dove spillavano birre, e i bicchieri vuoti, troppo vuoti, quei due sconosciuti avevano abbassato la voce fino a scomparire, mentre da uno dei loro telefoni si materializzava L. K. Saighal e quella Bombay in bianco e nero, che mai avevi visto, neppure quella, e che tanto amavi.
Tu avevi preso la poetessa per mano, l'avevi condotta per quei vicoli tridimensionali, imbastendo una nuova vita per tutti. Ti piaceva ricamare, l'avevi sempre fatto.
Che canzone cantava L. K. Saighal?, ti aveva chiesto la poetessa. E tu gliel'avevi detto.
Poi le avevi regalato un particolare, le avevi raccontato minuziosamente che quei due uomini avari di presente, quasi sdraiati sotto il peso della notte, stringevano un libro tra le mani.
E lei ti aveva chiesto, e quale libro? Te lo ricordi?
Certo.
E quando le avevi sussurrato, The Legends of Khasak, lei si era destata da un lungo sonno, aveva rovesciato la birra sul menu e aveva esclamato a gran voce: "Hai rotto l'incantesimo!"
E tu sapevi. E tu sapevi.
Ora la poetessa poteva ricominciare a scrivere.
Quando eravate uscite, qualche ora dopo nella luce infestata da corvi e pipistrelli, tu ti eri diretta alla fermata dell'83, per tornare a Santacruz e alle tue randagie periferie, dove imperava il caso.
E la poetessa era entrata nelle pagine di Vijayan e delle sue leggende, per non uscirvi mai più.  
    

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