la Regina era tornata

e le stava donando Anjum, il padre sconsolato Mulaqat Ali che curava le malattie con le poesie in urdu, Saddam Hussain e persino il cane Biroo, tutti senza filtri, come i suoi amati bidi che fumava al tramonto, affacciata al balcone, coi piedi scalzi e il reame di corvi che sempre l'accompagnava a quell'ora incerta, quando il cielo si squamava e si diluiva nei bicchierini, e in quei momenti Bombay era davvero uno stato di grazia.

La Regina era proprio tornata e le versava le sue storie da una fragile teiera, che aveva attraversato i secoli. Non sapeva quanto sarebbe durata questa visita, per ora sfavillava mentre una candela solitaria scandiva la notte, una finestra spalancata, e le civette, qui c'erano le civette. Ecco cos'era cambiato. I pellegrini si orientano con le ombre e i richiami degli animali, lei preferiva le ali.

Di notte, quando aveva raccolto la storia di Sarmad, spogliandolo della sua santità, sbriciolandolo tra le pagine fioche, aveva sentito un guizzo sotto la palpebra.
Sarmad, e basta. Il mercante ebreo-armeno che era giunto a Delhi dalla Persia per inseguire l'amore della sua vita, Abhay Chand, un giovane ragazzo indù. Un amore così potente, sfolgorante e scabroso a quei tempi... per amore di quel ragazzo col labbro tremulo e le ciglia infinite aveva rinunciato a tutto, alla sua religione, abbracciando l'Islam e poi abbandonandolo, alla sua identità, alle sue mercanzie, ai suoi stessi vestiti finendo per vestire la sua nuda pelle, e vagando come un fachiro per le strade di Shahjahanabad, finché non l'avevano preso, perché i pesci con le squame lucenti d'amore sempre attirano i ladri e gli infedeli e gli uomini di poca fede e fantasia.

Sarmad, e basta. Sarmad ti hanno preso - e sei presente ora, adesso, oltre queste pagine.

Sarmad, nudo e potente, offendeva tutti con la sua frenesia, l'amore impudico. L'imperatore dell'epoca, Aurangzeb, lo convocò presso la sua corte e gli chiese di dimostrargli di essere un vero musulmano, recitando la Kalima: la ilaha illalah, Mohammed-ur rasul Allah. Non esiste altro Dio all'infuori di Allah, e Maometto è il suo messaggero.
Nudo, davanti una giuria infervorata, recitò e fermò il volo degli uccelli in cielo, condensò l'aria in un turbinio di nuvole, e tutto il mondo trattenne il fiato, quando Sarmad recitò.
Recitò la sua personale Karlima. La ilaha. Non esiste (altro) Dio.

All'infuori dell'amore.

E piovvero le spade, e Sarmad, nudo e lucente, fu decapitato e anche la sua testa mozzata continuò a recitare la poesia più intensa - la vita - e continua a recitarla qui, nelle mie orecchie, e nella cupidigia della Jama Masjid, così rossa e imperiosa.

Post più popolari