Adriaticamente

dinanzi a questo mare immenso, a tratti cupo e potente, a tratti pura luce sbiancante, ci si inchina, ci si arrende, ci si sente a casa, e tra i piedi tornano le rotte di antichi viaggiatori, sontuose come conchiglie e piume, e gli occhi si fanno madreperlati; è un mare che ti rapina, ti scuoia, e ti mostra gioia e miseria dell'umanità; il mare delle sigarette, dei contrabbandieri, e dei profughi; il mare del sogno e della disperazione, salvifico per chi a volte torna.
Sempre Adriatico è il mese intravisto da treni nella notte, fughe improvvisate, mercoledì sospesi, e tutto si frantuma per poi ricomporsi con un tassello in meno. Mare di santi e pirati, di Madonne dipinte sul petto, di pentiti che recitano il rosario sgranando mandorli e ulivi. Il mare di certe sorelle smarrite, pomeriggi usati, gatti che vedono e tacciono. Il mare degli zingari e dei pacifisti, il mare che respingeva per miracolo le bombe, e che intreccia i desideri per poi reciderli, bizzarro.
Il Mare, che sempre senti tra i capelli, e che un giorno ti porterà, impalpabile.

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